A uno a uno

Cadono i fiori di ciliegio, a uno a uno, a uno a uno. (Masaoka Shiki)

TFF 29 (29.11.11)

Jess + Moss. Di Clay Jeter (Usa, 2011, HDCam, 82’). Quella del Film Indipendente Americano è una categoria che non mi faccio mai mancare ai festival, così come quella del Film Minimalista Giapponese (che quest’anno però sembra scarseggiare, a Torino). All’inizio la trama non mi aveva convinto fino in fondo: l’ultima estate passata insieme di due cugini di secondo grado, lei diciottenne e lui dodicenne, nei campi di tabacco del Kentucky. A spingermi a vedere il film è stata invece una piccola dicitura in fondo alla sinossi sul catalogo del TFF: “colonna sonora in vinile”. Ero curioso di sapere se la famosa “presenza” dell’analogico (a fronte dell’assenza, da tutti i punti di vista, dell’mp3) si sarebbe sentita anche al cinema. In realtà avevo i miei dubbi, e be’, mi sbagliavo: non sono di certo l’orecchio più raffinato che si possa trovare sulla piazza, ma la differenza è netta, l’esperienza sonora molto (e voglio dire molto) più immersiva.

Aspetti tecnico-sonori a parte, il film è convincente e ricco di spunti interessanti. Convincente perché funziona bene: siamo nell’America più devastata che si possa immaginare, entrambi i ragazzini sono orfani o quasi e insomma, avrebbe potuto uscirne una cosa melensa da far spavento. E invece no, è coinvolgente, toccante, a volte persino ironico. Gli spunti interessanti invece ruotano invece tutti intorno all’ossessione spiccatamente contemporanea per la registrazione della memoria, vero tema del film (vedi ad esempio Simon Reynolds). La colonna sonora in vinile insomma non è una scelta estetica: è abbastanza curioso, certamente voluto e smaccatamente anni-dieci-del-duemila che la registrazione dei ricordi, soprattutto vocali ma anche iconografici, passi tutta attraverso dispositivi analogici (mangianastri, registratori di cassette audio, diapositive). E poi, insomma: per parlare di memoria e rimozione dei vissuti dolorosi Clay Jeter non tira in ballo Freud ma una vecchia audio-enciclopedia che si pone come obbiettivo quello di sviluppare in chi la ascolta una super-memoria (“500% della normale memoria umana”), e nella sua ossessione di ricerca del proprio passato Moss non si autocommisera mai: guarda funghi al microscopio, osserva le piogge di meteoriti e riflette sul tema della morte tirando addirittura in ballo l’equipaggio dell’Apollo 1. Tocchi di alta classe. Finora il migliore che ho visto. 

Nota di fondo: sarà stato il vinile, ma mi sono innamorato di questa canzone (ok, più retrò di così si muore, ma tant’è):